La terra del prosecco come patrimonio dell'umanitĂ PAG. 2 GAZZETTINO DI TREVISO del 01/10/2016

PATRIMONIO DELL’UMANITÀ? LA FORTUNA DI CASE E VILLE

Gli esperti sono convinti che il riconoscimento dell’UNESCO farà salire il valore degli immobili più di quello dei terreni
TREVISO – Una piccola colonia britannica tra i colli del Solighese, il buen retiro di qualche americano su un poggio sopra Refrontolo o Cison di Valmarino. Tra qualche anno nell’Alta Marca potrebbe risuonare con frequenza l’accento inglese. Scenario fantascientifico? Tutt’altro, secondo l’agente immobiliare trevigiano Roberto Martinuzzo: se otterranno il riconoscimento di “Patrimonio dell’umanità” le colline di Conegliano e Valdobbiadene potrebbero trasformarsi in una sorta “Proseccoshire”. Ovvero, come avvenuto nella zona del Chianti in Toscana, potrebbero attirare un numero cospicuo di residenti stranieri, soprattutto anglosassoni. Tanto da meritarsi il suffisso che contraddistingue le contee d’oltre manica. Martinuzzo, d’altra parte, conosce bene la materia: è il fondatore di Terra Casa, una delle pochissime agenzie italiane specializzate in compravendita di vigneti, terreni ed aziende agricole, in special modo dell’area del Prosecco.

Se l’organismo culturale delle Nazioni Unite inserisse i circa 7mila ettari della zona Docg nell’elenco delle meraviglie del mondo da proteggere, a suo giudizio la ricaduto non toccherebbe tanto il prestigio del vino (peraltro già ai massimi), né le quotazioni dei filari (anch’esse già esplose del 30% negli ultimi anni). Piuttosto rilancerebbe l’attrattività di ville e case. “Abbiamo stimato che per i vigneti della Docg il valore dovrebbe aumentare di circa il 5% - conferma il professionista -. Il vero cambiamento però potrebbe arrivare sul mercato immobiliare, soprattutto a seguito dell’interesse straniero”.

In primis, per il turismo. Già oggi i dolci paesaggi delle colline del Prosecco, uniti alla passione per il buon bere e il buon mangiare richiamano flussi crescenti di visitatori. Non a caso le Prealpi Trevigiane hanno conosciuto un aumento di presenze, nell’ultimo biennio, di quasi il 20%. La risonanza globale del riconoscimento Unesco potrebbe dare ulteriore spinta. Dopo aver ottenuto la dichiarazione (con gli obblighi che comporta), ad esempio, le Langhe e il Monferrato, in Piemonte, registrano flussi triplicati. “Ma cresceranno anche gli stranieri che vorranno fare “shopping” e comprarsi una casa tra i vigneti per trascorrere le vacanze – sottolinea Martinuzzo. Ecco allora che tante “casère” semiabbandonate, o che oggi fungono solo da deposito per gli attrezzi agricoli, potranno avere nuova attrattiva. Con buone conseguenze anche per il settore delle costruzioni”. L’iter per fare del cuore storico delle bollicine di Marca un patrimonio dell’umanità prosegue, rafforzato dei giorni scorsi anche dal patto Comuni – Regione.


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